I matti li curiamo o li ammazziamo?

Ciao a tuttə e bentrovatə, come scrivevo nel precedente post sono un consumatore di cannabinoidi e sono anche un convinto sostenitore delle campagne antiproibizioniste in loro favore.

Parlando personalmente, l’utilizzo di queste magnifiche sostanze (naturali) mi rilassa e mi pone in uno stato mentale che mi aiuta ad avere idee (probabilmente già avute da qualcun altro… ma è impossibile avere contezza di tutto lo scibile umano).

Durante l’utilizzo di maria ho avuto due idee che, forse, potrebbero interessare che si occupa di salute mentale.

La prima idea parte da un articolo inerente l’antipsichiatria che lessi circa vent’anni fa (quando io stesso ho iniziato a documentarmi circa gli antipsicotici atipici, dei farmaci molto pesanti che la mia famiglia mi ha costretto a prendere).

La seconda idea viene da un articolo di un paio di giorni fa che il mio cellulare mi ha proposto (chissà perché?).

Cominciamo con la prima idea.

Da questa pagina di Wikipedia, si può leggere bene l’attuale ipotesi dominante in merito alla schizofrenia.

Tuttavia, al netto delle spiegazioni scientifiche, va ricordato che il primo farmaco antipsicotico scoperto (a mia conoscenza la Torazina) si è diffuso largamente in quanto sedava i pazzi senza necessità di incatenarli al muro o altri metodi.

Quindi, successivamente, si è portata avanti la ricerca sia su questi farmaci (e sono nati gli atipici che, in teoria, dovrebbero far “meno male”) sia sui loro effetti tramite tecniche di imaging, autopsie sui cervelli, etc.

L’utilizzo di questa classe di farmaci ha come effetto il bloccare i recettori dopaminergici (alcuni farmaci bloccano anche quelli serotoninergici).

Tuttavia il cervello (come anche tutto il resto del corpo) è un sistema omeostatico.

Dalle autopsie, ho letto, che si nota un numero di recettori dopaminergici maggiore nei pazienti schizofrenici che nelle persone “normali”.

In effetti (a mia conoscenza) non si è ancora capito se è l’utilizzo dei farmaci a fare aumentare il numero dei recettori; in base a quell’articolo che lessi vent’anni fa è così per l’omeostaticità del corpo umano.

Cerco di spiegarmi meglio: il cervello ha un certo numero di recettori e si iniziano a bloccare con un antipsicotico; a questo punto, però, il cervello per compensare inizierà a sviluppare altri recettori, che verranno bloccati da dosi sempre maggiori di farmaco (con queste porcherie si possono solo aumentare i dosaggi o passare a farmaci più forti).

E adesso che vi ho esposto il quadro vi racconto la mia idea: ma se si iniziassero a distruggere i recettori dopaminergici presenti nel cervello di una persona gravemente malata cosa succederebbe?

Io non lo so ma credo che, lì fuori, qualcuno potrebbe anche essere intenzionato a provare una terapia del genere, quantomeno per ridurre il dosaggio dei farmaci che, come ho già detto, hanno effetti collaterali pesantissimi.

Proseguiamo con la seconda idea

Giusto un paio di giorni fa, come scrivevo in quest’articolo, ero in fila per entrare al consolato italiano.

Il mio cellulare mi ha proposto questa magnifica ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità che mi ha messo in moto le rotelle.

Infatti, mi sono chiesto dapprima se fosse possibile applicare la network analysis ai Large Language Models e poi, vista la grande mole di dati medici e statistici disponibile, se fosse possibile “costruire” (la parola corretta sarebbe addestrare) un LLM che soffrisse di un disturbo psichiatrico come la depressione maggiore.

Al riguardo posso solo suggerirvi di consultare una AI come ChatGPT per ottenere maggiori informazioni.

Chiudiamo in bellezza

E per oggi è tutto 😛


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